QUALE CHE SIA LA RELIGIONE AI POSTI DI COMANDO DI UNA SOCIETA' NE SBOCCIA SEMPRE E SOLTANTO UNA TIRANNIA     (Salman Rushdie)
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FELTRI
la voce del padrone

Feltri, la voce del padrone

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Professor Zichicchirichì
seminari di Erice


   Ogni anno ad Erice si svolge una sorta di riunione di “scienziati di regime” che pomposamente si autodefinisce “Seminario internazionale di Erice sulle emergenze planetarie”.
  Padrone di Casa di questo simpatico consesso, è lo scienziato di regime Antonino Zichichi detto anche Antonino “Zichicchirichì”.
  Quest’anno, al “Seminario” una presenza degna di nota è Yuri Izrael, direttore dell’Institute of Global Climate and Ecology di Mosca, le cui “pubblicazioni” vengono sempre attentamente lette ed eventualmente approvate da Putin, attuale zar di “Tutte le Russie”.
  Ebbene, gli eminenti studiosi, tutti del calibro dei due sopra citati, riuniti a Erice, quest’anno hanno stabilito che quanto affermato da tutti gli studi pubblicati sulle piĂą quotate riviste scientifiche a livello internazionale e sostenuto da veri scienziati dei piĂą noti istituti di ricerca mondiali circa il nesso tra l’inquinamento prodotto dall’uomo ed i cambiamenti climatici è privo di fondamento.
  Anzi, secondo Yuri Izrael e Antonino Zichicchirichì, non solo il protocollo di “Kyoto non e’ la soluzione al problema dell’inquinamento ambientale”, ma “Sulla questione dei cambiamenti climatici non si puo’ terrorizzare il mondo”.
  Non è la prima volta che il professor Antonio Zichicchirichì, su questo e su altri argomenti fa affermazioni opposte a quella degli scienziati veri, ma generalmente questi ultimi non se ne accorgono nemmeno.
  Oppure quando qualcuno ne viene a conoscenza le racconta ai colleghi per suscitare il riso esattamente come si fa raccontando una barzelletta.

RAVE PARTY? SI GRAZIE

   Sono quasi settecento coloro che sono stati identificati e denunciati per aver partecipato a Diso, in provincia di Lecce, ad un rave party durante il quale è morta per sospetta overdose la ventitreenne potentina Laura Lamberti.

  In Europa ogni anno si svolgono moltissimi Rave. Se per ogni Rave Party ci fosse un morto sarebbe una strage.
  Certo i Rave sono manifestazioni che si svolgono senza alcuna autorizzazione, ma è anche vero che generalmente, questo tipo di manifestazioni si svolgono su terreni incolti da tempo ed in stato di abbandono o in vecchi capannoni industriali in disuso, e comunque sempre ad una distanza tale da luoghi abitati da poter tenere un livello del volume delle amplificazioni altissimo senza infastidire chi abita nei dintorni.
  Quindi, i danneggiamenti patiti dai proprietari dei terreni (terreni, ripetiamo in stato di abbandono) e delle strutture (in disuso da tempo) utilizzate per i Rave sono del tutto pretestuosi e vengono utilizzati per poter trovare un qualche motivo legale per incriminare coloro che scelgono di partecipare a degli eventi musicali fuori dal controllo dei circuiti commerciali.
  In quanto ai presunti danni all’udito dei partecipanti a causa dell’alto volume della musica, si vuole lasciare almeno questa piccola libertĂ  in un mondo in cui il “salutismo” è diventato obbligatorio e dove fra un po’ diventerĂ  obbligatorio frequentare una palestra o fare jogging pena il ritiro della patente?
  Ciò che dimostrano in realtĂ  le alzate di scudi contro questo tipo di manifestazioni “non autorizzate”, è che la nostra societĂ  diventa sempre piĂą autoritaria e qualsiasi comportamento che non sia “normato” diventa un comportamento criminale.
  Anche in occasioni dei concerti organizzati dalle grandi organizzazioni che sui raduni musicali lucrano guadagni colossali, ogni tanto ci scappa il morto, ma nessuno si sognerebbe di vietarli.
 Ma ciò che si vuole vietare, controllare, distruggere, è la possibilitĂ  che un individuo, adulto e nel pieno delle proprie facoltĂ  mentali, possa scegliere di aggregarsi liberamente ad altri che come lui vogliono condividere una esperienza che è lontana da ciò che piace ai perbenisti, anche correndo dei rischi.
  I costi di questi rischi che personalmente si corrono ricadono sull’intera collettivitĂ ? Certo, esattamente come accade per i costi dei rischi che corrono coloro che praticano sport estremi. Come per il rafting o il parapendio, il bungee jumping o il canyoning, l’alpinismo o le “arrampicate” varie.
  Tutte attivitĂ  nelle quali il morto ci scappa piĂą spesso che nei rave.

  La magistratura e le “forze dell’ordine” in una provincia ed in una regione dove la “criminalitĂ  organizzata” spadroneggia, dovrebbero avere altre prioritĂ  che perder tempo ad identificare i partecipanti ad un rave per far piacere ai perbenisti in “servizio permanente effettivo”.

C’E’ CHI ODIA LA “GENERAZIONE WOODSTOCK”

   â€śBasta con Woodstock, finalmente” titola in prima pagina “La Stampa” di Torino di venerdì 7 agosto 09, un articolo di Gabriele Ferraris.
  Prendendo spunto dal mancato concerto di celebrazione dei quarantanni dell’ormai mitico concerto di Woodstock il buon Ferraris attacca quella che definisce “supponente generazione” che secondo lui “forte di una spocchiosa prevalenza economica e culturale” ha spacciato “il proprio mito generazionale per Mito Generazionale assoluto, buono per ogni generazione a venire” convinta “che sarebbe rimasta giovane per sempre” e con il diritto di “stressare l’anima a chi sarebbe stato giovane dopo”.
  â€śPoi, finalmente” si rallegra il nostro Ferraris Gabriele, “è arrivata la generazione capace di gridare il liberatorio «Di Woodstock non me ne frega una mazza!»” che “Non sanno chi siano «gli eroi di Woodstock», non piĂą di quanto non sappiano chi siano gli eroi dei Mille, del Piave, della Guerra d’Etiopia e pure - diciamocelo francamente - della Resistenza”.
  Quello che non si capisce bene, è il perchĂ© Ferraris Gabriele abbia tanto livore nei confronti della generazione che mentre lui era disattento ha rimodulato totalmente un sistema di valori, gerarchie, modo di intendere i rapporti interpersonali e tra i sessi, della generazione in cui il prezzo, a volte altissimo, pagato da chi inseguiva l’utopia ha, nel giro di un decennio, inciso profondamente l’anima dell’occidente.
  Probabilmente Ferraris Gabriele, come tanti suoi coetanei avrebbe voluto essere a Woodstock, forse come tanti suoi coetanei dei borghi padani dove l’autoritĂ  del padre era indiscutibile e i matrimoni venivano ancora combinati dalla famiglia, sognava l’amore libero delle comuni ma si doveva limitare all’autoerotismo espletato sognando la California, e guardando avidamente le foto, allora debitamente censurate, delle ragazze nude nei raduni hippyes, e dopo fumarsi una “Nazionale senza filtro” immaginando l’effetto dell’”Erba”.
  Ma le frustrazioni di Ferraris Gabriele, non ci sembrano un motivo sufficiente per condannare tanto aspramente una generazione.
  A meno che: Ferraris Gabriele, all’epoca di Woodstock non fosse troppo giovane per potere essere partecipe attivamente di ciò che accadeva attorno a lui.
  In quest’ultimo caso, è tutta invidia.

LITE TRA DUE SIMPATIZZANTI DI BERLUSCONI

   Alle 3.30 del mattino, nel privè del “Sottovento”, noto luogo di ritrovo per aspiranti deputati per le liste di Berlusconi (tessera P2 n. 1816), Fabrizio Corona e Simona Ventura, che erano seduti allo stesso tavolo hanno iniziato a discutere animatamente fino a che è dovuta intervenire la security del rinomato ritrovo dell’intellighenzia berlusconiana per dividere i due.
  Alla scena hanno assistito, tra gli altri aspiranti alla corte del Cavaliere e al “lettone di Putin”, noti intellettuali del centrodestra quali: l’ex velina di “Striscia la Notizia”, Melissa Satta, la meteorina di Emilio Fede, Raffaella Zardo, le gemelline napoletane dell’ultima edizione de “L’isola dei famosi”, i quali, a causa dell’episodio, hanno dovuto interrompere una interessante discussione circa l’attualitĂ  delle “Categorie Kantiane” nella dimensione contemporanea.
  Non è ancora noto il motivo del dissidio tra Fabrizio Corona e Simona Ventura, ma secondo alcuni presenti mentre i due venivano separati, sembra che si stessero rinfacciando una diversa interpretrazione del saggio di Herbert Marcuse “L’uomo a una dimensione”.

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