PAUSA
Siamo in “ristrutturazione”.
Siamo in “ristrutturazione”.

Brindiamo allo smacco della gerarchia cattolica spagnola, battuta per la seconda volta da Zapatero che è stato riconfermato dal voto popolare al governo della Spagna.
Antonio Maria Rouco Varela, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, alla notizia della sconfitta, ha avuto un’incazzatura tale da procurargli delle convulsioni.
Fabrizio Corona, noto esponente della affluent society milanese, dopo la persecuzione subita ad opera di un gruppo di toghe rosse, per la quale ha anche dovuto patire la galera, è nuovamente ed ingenuamente caduto in un complotto organizzato dai comunisti.
Il povero Fabrizio Corona, infatti è stato arrestato dopo che nella perquisizione del suo domicilio, avvenuta in seguito al tentativo di pagare un pieno di benzina con banconote false ed alla successiva fuga con tentativo di disfarsi del denaro falso durante l’inseguimento della polizia, è stata trovata una pistola e banconote false per circa 2 mila euro.
Riteniamo, che sia ora di dire basta alla persecuzione di una certa magistratura nei confronti della libertà di impresa e non possiamo non dirci indignati per il clamore suscitato per il ritrovamento di un’arma nella casa di un cittadino che a fronte di quotidiani episodi di cronaca che evidenziano la tracotanza di una criminalità sempre più aggressiva, spaventato, pensa a proteggersi.
Ci appelliamo dunque a Fini, a Bossi ed a Berlusconi, perchè candidino nelle liste del PdL Fabrizio Corona, il quale, peraltro, non ha mai nascosto le sue simpatie per il centrodestra.
La candidatura di Corona, sarebbe infatti coerente con il diritto ad una maggior sicurezza invocato da AN, con la libertà di impresa da sempre predicata da Forza Italia, e dimostrerebbe infine come anche la Lega non è affatto razzista ma è invece sempre al fianco di coloro che, pur avendo disgraziatamente avuto i natali al sud, come è sfortunatamenta capitato a corona, si sa adeguare alla operosità tipica del Grande Nord.

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati, per il reato di corruzione, il senatore Sergio De Gregorio, fondatore, presidente, maggior esponente, ed evidentemente soprattutto tesoriere del movimento “Italiani Nel Mondo”.
l procedimento ha preso l’avvio dopo l’arrivo nella Capitale del fascicolo inviato dalla procura di Napoli che indagando sul coinvolgimento di De Gregorio in una vicenda di riciclaggio di “denaro sporco” ha trovato elementi che avvalorerebbero la tesi di un accordo tra il senatore e il leader del Pdl, Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), che è giĂ indagato a Roma per tentata corruzione di due senatori del cemtrosinistra allo scopo di portarli dalla sua parte e mandare in minoranza il governo a Palazzo Madama.
Gli italiani nel mondo, possono dormire sonni tranquilli: il senatore De Gregorio, ne mantiene alto il prestigio.

Difficile definire con certezza i contorni di ciò che accomuna il modo di pensare di Ratzinger e di Giuliano Ferrara.
Sicuramente hanno uno strano modo di vedere le donne.
Sicuramente ambedue dovrebbero farsi curare.

Il 3 febbraio del 1998, un aereo militare Usa, volando a bassissima quota per una bravata dei quattro marines a bordo, tranciò i cavi della funivia di Cavalese, nel Trentino, provocando la morte di 20 persone.
I quattro criminali, Richard Ashby, William Rainey, Joseph Schweitzer, Chandler Seagraves, immediatamente dopo l’incidente, furono rimpatriati immediatamente per impedire che venissero arrestati e processati in Italia.
Negli States, la corte marziale, condannò il pilota dell’aereo, il capitano Richard Ashby, a sei mesi di carcere (per avere distrutto un video del volo) e all’espulsione dai marines, senza pensione. Il co-pilota Joseph Schweitzer, che ammise di avere bruciato il nastro che li avrebbe incriminati, fu radiato evitando il carcere, e gli altri due marine a bordo dell’aereo, William Rainey e Chandler Seagraves, vennero giudicati non colpevoli perchĂ© non erano ai comandi.
I nostri “alleati” risarcirono ogni famiglia delle 20 vittime con due milioni di dollari.
Non pretesero di essere ringraziati per il loro generoso risarcimento.
Dei quattro assassini, i due che ebbero lievissime pene, chiedono oggi di essere reintegrati nell’esercito per avere accesso ai privilegi amministrativi perduti con la radiazione.
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