Dimesso un Papa se ne fa un altro.

Peccato che Papa Ratzinger si dimetta solo adesso. Se l’avesse fatto qualche mese fa, si sarebbe potuto candidare come premier per l’Italia e chissà quanti voti avrebbe racimolato, seminando il terrore tra i Diessini, i centristi e i centrodestristi.
Di sicuro molti benpensanti e cattolici timorati di dio lo avrebbero votato e di sicuro anche la Binetti non avrebbe appoggiato più ne Monti ne Casini e forse anche loro non si sarebbero appoggiati su se stessi.
Certo sul simbolo ci sarebbe stato da discutere : croce semplice, croce bizantina o croce uncinata. Sul nome ci si sarebbe messi d’ d’accordo : “Lista Ratzinger”. Il programma politico avrebbe potuto centrare alcuni temi: 4 milioni di posti in paradiso e via l’IMU dalle proprietà private del Clero, parenti e amici.
Che peccato però che Ratzinger non sia sceso in campo. Da presidente del Consiglio avrebbe potuto decretare la pena di morte per chi abortisce e la bollitura in pentola per gay e lesbiche . Forse, per pietà, avrebbe pure concesso l’eutanasia ai Diessini che, invece, se la autosomministrano nel campo politico. E poi pensate che risparmio grazie al licenziamento degli interpreti durante i colloqui con la Merkel.
Ma la storia non si fa con i se e con i ma, quindi possiamo solo e banalmente pensare che il vescovo di Roma sia stato costretto a ripensarci per evitare qualche scandalo o per qualche complotto in Vaticano. Ma cosa cavolo c’era scritto in quei documenti trafugati dal suo fido segretario? Diccelo Ratzi, in tedesco o in latino, ma diccelo.