IL VOTO IN VENDITA
all’asta il voto straccione degli astensionisti

   Nelle ultime tornate elettorali, una fetta sempre più consistente dell’elettorato moderato ha scelto di non recarsi alle urne.
  E quando, come questa volta, ha deciso di farlo, ha sconvolto ogni previsione.
  Si tratta di una fetta di elettorato composto da individui privi di strumenti sofisticati di analisi della realtà, che per questo percepiscono lo Stato e le complesse interazioni tra i suoi sofisticati ingranaggi, come una soffocante sovrastruttura di cui si potrebbe fare a meno e che vedono nella politica uno strumento con cui una casta, gli “uomini politici”, vive da parassita a spese della collettività.
  In passato, a mediare tra la complessità della realtà e la loro limitata capacità di analisi, c’era la parrocchia, il partito, il sindacato, che non erano certamente delle figure neutre, ma fornivano comunque una immagine facilitata, e quindi rassicurante perché comprensibile, del mondo.
Ma la necessità di tradurre la complessità della realtà in modelli immediatamente comprensibili è anche una ghiotta occasione per demagoghi e populisti che effettuando tale operazione di semplificazione della complessità distorcono la realtà utilizzando un linguaggio che parla alla “pancia” piuttosto che alla ragione.
  Nel nostro Paese, il precedente più tragicamente esemplare di distorsione della realtà è rappresentato dal linguaggio che il fascismo utilizzava nel suo rapporto con le masse. Un linguaggio semplice, fatto di slogan immediatamente comprensibili, che eludevano la realtà e facevano retoricamente appello agli istinti più biechi e profondi dell’animo umano ed alle frustrazioni individuali di ognuno, frustrazioni che, sommate assieme, si trasfiguravano in un grande torto collettivo patito dalla propria Patria ad opera di altre nazioni o di nemici che si annidavano all’interno del Paese stesso, appartenenti a “razze” intrinsecamente cattive e in combutta col nemico esterno.
  Questo linguaggio insieme rozzo e altamente sofisticato, rozzo negli elementi costitutivi di base, sofisticato per l’architettura complessa con cui gli elementi di base vengono amalgamati, è poi anche quello utilizzato dalla pubblicità, che nel costruire dei modelli nei quali il target a cui si rivolge si possa identificare, copre gli aspetti razionali che dovrebbero teoricamente sovrintendere ad ogni scelta, anche la più elementare, con una superficie luccicante, parlando direttamente all’istinto, impedendo l’intervento della ragione.
  È stato il linguaggio di Forza Italia, un partito venduto come un prodotto, che, con messaggi che eludendo la realtà puntavano al sogno, vellicavano gli istinti per baipassare la ragione, puntavano all’identificazione del destinatario del messaggio con colui che il messaggio emette o perlomeno con alcune sue caratteristiche.
  Il leader è vincente perché è ottimista, sorride, parla in modo semplice ed insieme signorile (mi consenta), si propone obiettivi chiari. Chi obietta, richiamando alla realtà, interrompe un sogno. È un nemico. Nemico dell’ottimismo, nemico del Bene.
  È anche il linguaggio della “lega”. Il responsabile dei nostri problemi, il nemico in agguato, il responsabile delle nostre difficoltà e delle nostre disgrazie va sempre cercato fuori di noi, in chi è diverso da noi, che siamo i buoni, e che quindi è intrinsecamente cattivo. Non più negli ebrei, ma negli extracomunitari, non più nelle demoplutocrazie ma nella Cina, non solo in un nemico esterno al Paese, ma in una parte del Paese stesso, parte costituita da individui di un’altra razza, non padana ma dedita allo statalismo e tesa all’assistenzialismo, una parte quindi malata, aliena, da amputare.
  Ma di fronte ai sogni infranti, proprio coloro che sono più permeabili a queste strategie comunicative, sono i più delusi. Scelgono di non scegliere perché ai loro occhi nessuno è credibile. Non la sinistra, perché troppo individualisti per credere in un riscatto collettivo, non più la destra, che non ha realizzato il sogno.
  Il loro voto resta quindi sospeso, in una sorta di limbo. Pronto da servire a chiunque prometta un qualche immediato vantaggio, pronto ad essere venduto per un piatto di lenticchie. Senza badare alle conseguenze.
  E laddove la situazione è più disperata, la svendita è da saldi di fine stagione. La fine della stagione dei sogni.
  In Campania ed in Sicilia, a Napoli, a Salerno, nella Catania dove è sindaco quello Scapagnini medico personale del Cavaliere, c’è chi ha venduto il proprio voto per una ricarica per il telefonino sostituendo alla scelta complessa tra destra e sinistra quella più semplice tra Tim e Vodafone.
  Sono queste le macerie che il berlusconismo ci lascia. Un Paese bombardato da trenta anni di televisione commerciale. Un Paese confuso nel quale gli stessi tifosi che allo stadio una domenica inalberano striscioni inneggianti all’olocausto, in quella successiva ne espongono altri di riprovazione per l’uccisione di un bambino.
  Un Paese dove oltre il dieci per cento di elettori-straccioni mette all’asta il proprio voto.

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