ancora sulla guerra al fianco di Bush
CONSUNTIVO DI UNA GUERRA

Francesco e Max, due gentili commentatori del mio intervento sulla guerra del Cavaliere al fianco di Bush, mi danno l’occasione di tornare sull’argomento.
Francesco e Max sono fra gli italiani entusiasti della partecipazione dell’Italia alla guerra mossa da Bush a Saddam. Non sono gli unici in Italia. E non si nascondono dietro la finzione della missione di pace. Per loro si tratta di una guerra di liberazione. Di una guerra, non di una missione di pace.
Francesco, approfitta dell’occasione per ricordarci anche che sotto il fascismo, folle oceaniche inneggiavano al Duce. Ha ragione. Ma dal momento che nessuna minoranza poteva allora permettersi di dissentire, non credo che quelle “folle oceaniche” fossero espressione di democrazia. Anche perché se lo fossero state gli americani non sarebbero stati dei liberatori.
Ma veniamo all’Iraq.
Secondo Bush, in Iraq vi era un dittatore, Saddam Hussein, vi erano le armi di distruzione di massa, vi si addestravano i terroristi che poi attaccavano l’occidente.
Dopo la guerra, il dittatore non c’è più, le armi di distruzione di massa nemmeno perché non c’erano mai state, ed il terrorismo la fa da padrone.
E la democrazia? Non c’era prima, non c’è adesso, e niente lascia prevedere che ci sarà in futuro, almeno non in quello prossimo.
Infatti, ammesso che si riesca a sedare la guerra civile in atto nel Paese, tutto quello che ci si potrà aspettare sarà un bel governo teocratico sotto il diretto controllo dei mullah. E le donne che sotto Saddam potevano anche vestire all’occidentale, potranno finalmente scegliere tra il velo ed il burka.
E la libertà di religione? Sotto il dittatore Saddam il ministro degli esteri era un cristiano, Tariq Aziz. Sarà possibile un simile accadimento sotto il regime dei mullah sciiti?
Tirando le somme: i benefici, per gli iracheni hanno superato i costi?
Lo stesso interrogativo dovremmo porcelo a livello internazionale, con una questione in più per quel che riguarda noi italiani: quale era lo scopo recondito che il nostro governo aveva per mandare il nostro esercito laggiù?
Non c’era forse il calcolo di accodarsi ad una facile vittoria degli americani e partecipare ai benefici conseguenti?
E Berlusconi, nel partecipare alla guerra di Bush, non aveva forse pensato al Cavour della guerra di Crimea senza preventivare di finire come il Mussolini che avrebbe voluto “spezzare le reni alla Grecia”?

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