CATENE D’AMORE

Negli anni “libertari” del ‘68 e dintorni, vigeva una continua ricerca della libertà di cercare la propria strada per la felicità, ricerca che, in campo sessuale, teorizzava “l’amore libero” che tanto scandalizzava i bempensanti.
Poi, a partire dagli anni ‘80 è arrivato il “riflusso” e la società dei consumi in combutta con la Chiesa Cattolica, hanno ricominciato ad infiocchettare il “romanticismo” aiutati in ciò dalle soap delle tv commerciali.
Siamo tornati al medioevo. All’amore prigioniero dei lucchetti di quel furbone di Moccia e del suo sdolcinato romanzo di merda. All’amore “indissolubile ed eterno” che può esistere solo nelle canzonette. All’amore incatenato dai lucchetti di Ponte Milvio.
Ma ogni catena, rappresenta una schiavitù, ed ogni schiavitù è una violenza.
Non c’è dunque da stupirsi se atteggiamenti che sembravano ormai relegati al passato dell’Italia contadina riappaiono nelle cronache dei giornali.
Perché secondo questo “nuovo romanticismo” colui che ti ama deve essere disposto a tutto pur di non perderti.
Quindi anche a picchiarti. Anzi, più ti picchia e più ti ama.
O anche, perché no, ad ammazzarti.
Ma anche, come è accaduto a Sabaudia, dove un dodicenne non ha accettato di essere “lasciato” dalla fidanzatina undicenne, a sfregiarti.
Come erano immorali quegli hippy che predicavano l’amore libero!
Che bello invece l’amore romantico!!!

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