punizione esemplare per il parroco porco
DON LELIO CANTINI

   Don Lelio Cantiniè stato fino al 2005, a capo della parrocchia “Regina della Pace” alla periferia di Firenze.
  Per anni ha esercitato violenze, fisiche e psicologiche su bambini, ragazzi e su intere famiglie, tutte convinte a devolvere alla parrocchia di cui era a capo, denari e beni per la fondazione di una “Chiesa dello Spirito” da opporre alla decadenza della società.
  Ha imposto a ragazzine dai dieci ai diciassette anni rapporti sessuali come forma di “adesione totale a Dio”.
  Selezionava i “prescelti” con la complicità di una veggente che “vede Gesù” e con la quale vive tutt’oggi.
  Imponeva alle sue vittime l’omertà con punizioni esemplari e privazione dell’assoluzione e dell’eucarestia.

  Qualsiasi cittadino italiano, se si fosse macchiato di colpe simili, scoperto, sarebbe finito in galera.
  Ma, l’arcivescovo Silvano Piovanelli, l’arcivescovo Ennio Antonelli, l’ausiliare Claudio Maniago, il cardinale Camillo Ruini,
dal 2004 a conoscenza della vicenda, sono stati molto più duri.

  Don Lelio Cantini, per cinque anni, non potrà né confessare, né celebrare la messa in pubblico, né assumere incarichi ecclesiastici, e per un anno dovrà fare un’offerta caritativa e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna. Inoltre, per “motivi di salute”, è stato trasferito in un’altra diocesi dove continua a vivere con la “veggente” che continua a “vedere Gesù”.

  Anche le vittime sono state ripagate dei torti subiti.
  Dal momento che “il male una volta compiuto non può essere annullato”, è stato elargita loro l’indicazione a “rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in cui sono stati coinvolti”, ed a invocare da Dio “la guarigione della memoria”.

  Cosa si può pretendere di più?

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