RAVE PARTY? SI GRAZIE

   Sono quasi settecento coloro che sono stati identificati e denunciati per aver partecipato a Diso, in provincia di Lecce, ad un rave party durante il quale è morta per sospetta overdose la ventitreenne potentina Laura Lamberti.

  In Europa ogni anno si svolgono moltissimi Rave. Se per ogni Rave Party ci fosse un morto sarebbe una strage.
  Certo i Rave sono manifestazioni che si svolgono senza alcuna autorizzazione, ma è anche vero che generalmente, questo tipo di manifestazioni si svolgono su terreni incolti da tempo ed in stato di abbandono o in vecchi capannoni industriali in disuso, e comunque sempre ad una distanza tale da luoghi abitati da poter tenere un livello del volume delle amplificazioni altissimo senza farsi sentire da chi abita nei dintorni.
  Quindi, i danneggiamenti patiti dai proprietari dei terreni (terreni, ripetiamo in stato di abbandono) e delle strutture (in disuso da tempo) utilizzate per i Rave sono del tutto pretestuosi e vengono utilizzati per poter trovare un qualche motivo legale per incriminare coloro che scelgono di partecipare a degli eventi musicali fuori dal controllo dei circuiti commerciali.
  In quanto ai presunti danni all’udito dei partecipanti a causa dell’alto volume della musica, si vuole lasciare almeno questa piccola libertà in un mondo in cui il “salutismo” è diventato obbligatorio e dove fra un po’ diventerà obbligatorio frequentare una palestra o fare jogging pena il ritiro della patente?
  La realtà, è che la nostra società diventa sempre più autoritaria e qualsiasi comportamento che non sia “normato” diventa un comportamento criminale.
  Anche in occasioni dei concerti organizzati dalle grandi organizzazioni che sui raduni musicali lucrano guadagni colossali, ogni tanto ci scappa il morto, ma nessuno si sognerebbe di vietarli.
 Ma ciò che si vuole vietare, controllare, distruggere, è la possibilità che un individuo, adulto e nel pieno delle proprie facoltà mentali, possa scegliere di aggregarsi liberamente ad altri che come lui vogliono condividere una esperienza che è lontana da ciò che piace ai perbenisti, anche correndo dei rischi.
  I costi di questi rischi che personalmente si corrono ricadono sull’intera collettività? Certo, esattamente o perlomeno, come accade per i costi dei rischi che corrono coloro che praticano sport estremi. Come per il rafting o il parapendio, il bungee jumping o il canyoning, l’alpinismo o le “arrampicate” varie.
  Tutte attività nelle quali il morto ci scappa più spesso che nei rave.

  La magistratura e le “forze dell’ordine” in una provincia ed in una regione dove la “criminalità organizzata” spadroneggia, dovrebbero avere ben altro da fare che perder tempo ad identificare i partecipanti ad un rave.