uccisa con un ombrello
POVERA VITTIMA POVERA ASSASSINA

   “Addio Vanessa, vittima innocente di una barbarie che non ci appartiene“.
  Questa frase, con il suo seguito “vivrai per sempre nel cuore della tua Fidene“, compare su un manifestino bianco affisso a Roma nel quartiere della ragazza uccisa da due ragazze rumene, con la punta di un ombrello, nella metropolitana.
  Ed è proprio quel “non ci appartiene“, l’aspetto più falso di questa dolorosa tragedia metropolitana. Perché, in realtà, il brodo culturale che ha cucinato le assassine è lo stesso che sorbiva la vittima ed in cui nuotano gli amici e i parenti della vittima, oltre che tutta la “gente” che per questo assurdo delitto si è indignata.
  Basta osservare i jeans firmati, i cappellini da baseball, i giubbotti, gli occhiali griffati, le magliette (uno degli amici del fratello indossa una inquietante maglietta con un simbolo ed una scritta perlomeno equivoca), il taglio dei capelli, di amici e parenti,  basta leggere la frase del fidanzato della vittima “Ciao cuore mio, grazie di te… grazie di noi. Per sempre tuo, Federico” scritta su uno striscione,  basta osservare la qualità del coinvolgimento emotivo della folla al funerale,  per accorgersi che tutti i disgraziati protagonisti di questo disgraziatissimo episodio di ferocia urbana, sembrano muoversi all’interno di un “reality” televisivo.
  Sono le stesse acconciature, le stesse frasi, gli stessi comportamenti, che abbiamo già visto in analoghi episodi di ferocia contemporanea.
  Perché, miti e aspirazioni delle vittime e dei carnefici degli episodi di questo genere, vengono generati da quello stesso apparato che ha trasformato i cittadini in consumatori, e che lo ha fatto utilizzando la televisione.
  E nell’inseguire modelli e miti proposti dalla televisione, sono proprio i più deboli, i più esposti per mancanza di adeguati filtri culturali, coloro che, anche nella disgrazia, a quei modelli inconsapevolmente si adeguano.
  Così come all’inseguimento di quei modelli e di quei miti, si può sacrificare anche la propria dignità, prostituendosi, come facevano le assassine.
  Le indagini ci diranno come sono andate realmente le cose su quel maledetto vagone della metropolitana. Ma è molto probabile, che le frasi, gli insulti, il tono, dell’alterco scoppiato tra la vittima e le sue assassine, pur nella diversità dell’accento che passa tra una romana e delle rumene, fosse sostanzialmente lo stesso.
  Quelle frasi, quei modi di dire, quel tono, che molto spesso si vede in televisione nelle liti tra le partecipanti dei “reality” televisivi, o tra quelle dei programmi della De Filippi.
  Tutta spazzatura che alla lunga avvelena e cambia in peggio il “DNA” di un popolo.

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