C’E’ CHI ODIA LA “GENERAZIONE WOODSTOCK”

   “Basta con Woodstock, finalmente” titola in prima pagina “La Stampa” di Torino di venerdì 7 agosto 09, un articolo di Gabriele Ferraris.
  Prendendo spunto dal mancato concerto di celebrazione dei quarantanni dell’ormai mitico concerto di Woodstock il buon Ferraris attacca quella che definisce “supponente generazione” che secondo lui “forte di una spocchiosa prevalenza economica e culturale” ha spacciato “il proprio mito generazionale per Mito Generazionale assoluto, buono per ogni generazione a venire” convinta “che sarebbe rimasta giovane per sempre” e con il diritto di “stressare l’anima a chi sarebbe stato giovane dopo“.
  “Poi, finalmente“, si rallegra il nostro Ferraris Gabriele, “è arrivata la generazione capace di gridare il liberatorio «Di Woodstock non me ne frega una mazza!»” che “Non sanno chi siano «gli eroi di Woodstock», non più di quanto non sappiano chi siano gli eroi dei Mille, del Piave, della Guerra d’Etiopia e pure – diciamocelo francamente – della Resistenza.
  Quello che non si capisce bene, è il perché Ferraris Gabriele abbia tanto livore nei confronti della generazione che mentre lui era disattento ha rimodulato totalmente un sistema di valori, gerarchie, modo di intendere i rapporti interpersonali e tra i sessi, della generazione in cui il prezzo, a volte altissimo, pagato da chi inseguiva l’utopia ha, nel giro di un decennio, inciso profondamente l’anima dell’occidente.
  Probabilmente Ferraris Gabriele, come tanti suoi coetanei avrebbe voluto essere a Woodstock, forse come tanti suoi coetanei dei borghi padani dove l’autorità  del padre era indiscutibile e i matrimoni venivano ancora combinati dalla famiglia, sognava l’amore libero delle comuni ma si doveva limitare a farsi le “seghe” sognando la California, e guardando avidamente le foto, allora debitamente censurate, delle ragazze nude nei raduni hippyes, e dopo fumarsi una “Nazionale senza filtro” immaginando l’effetto dell'”Erba”.
  Ma le frustrazioni di Ferraris Gabriele, non ci sembrano un motivo sufficiente per condannare tanto aspramente una generazione.
  A meno che: Ferraris Gabriele, all’epoca di Woodstock non fosse troppo giovane per potere essere partecipe attivamente di ciò che accadeva attorno a lui.
  In quest’ultimo caso, si tratterebbe di banale invidia.