FEDE E PALLONE

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   Il termine “fede” è fra quelli più ricorrenti nelle spiegazioni che i tifosi di calcio danno per giustificare la propria passione.
lo usano, nella stessa accezione con cui viene usato nell’ambito delle religioni, quale credenza ferma e certa che si fonda su un interiore convincimento che non necessita di prove di fatto o di dimostrazioni logiche.
  E non a caso.  Come una religione, il calcio possiede le proprie liturgie, i propri sacerdoti, i propri fanatici devoti, pronti alle crociate contro il nemico.
  Una religione adeguata ai tempi, con una liturgia unica e condivisa, ma con la specificità di avere numerose divinità da adorare, ogni divinità con propri devoti certi che, quella da loro venerata sia la migliore.
  Ed è proprio questa specificità a rendere il calcio adeguato alla società capitalista.
  Le divinità da adorare sono infatti delle società, spesso quotate in borsa, che hanno dei padroni, hanno dei dipendenti ed hanno come scopo la produzione di utili e/o di consenso.
  Per farsi adorare, devono puntare sull’addormentamento della ragione, cosa che fanno utilizzando al meglio il mondo dell’informazione e dello spettacolo, con il quale hanno un connubbio del quale risulta pressoché impossibile distinguere le parti.
  Per ottenebrare i fedeli infatti è necessario un continuo martellamento medianico di cui sono attori non solo i pagatissimi sacerdoti del rito calcistico, ma anche soggetti che dal calcio sembrerebbero lontanissimi.
  Ma, come nel medioevo il misticismo permeava tutta la società e nessuno avrebbe mai pensato, ne osato, pensare di fare a meno di Dio, oggi, pochissimi sono coloro che non professano, almeno tiepidamente una fede calcistica, fosse anche solo a livello di tifo per la “Nazionale”.
  Ecco quindi che attori, giornalisti, soubrette, presentatori, preti e suore, scrittori, politici, intellettuali di complemento, deficienti da reality show, nani e ballerine, sono continuamente coinvolti su radio, giornali, riviste, e naturalmente televisione a discutere del nulla, cioè di calcio.  Il calcio e quindi il nulla, diventano così il principale argomento di disquisizione degli italiani, i soli ad avere a disposizione ben due quotidiani sportivi a diffusione nazionale.
  Ma come in ogni religione, anche la religione-calcio ha i propri fanatici integralisti. Sono gli “ultras”, tifosi fanaticamente devoti alla loro squadra che seguono e sostengono anche a costo di sacrifici fisici ed economici, con lo scopo di affermarne la superiorità anche contro ogni evidenza.
  E come in tutte le religioni anche in quella del pallone i fanatici integralisti pronti ad arruolarsi per scannare i devoti della divinità avversa sono sempre dei poveri sfigati, privi dei più elementari strumenti di analisi della realtà e quindi estremamente vulnerabili alle più ignobili stronzate che lo show business confeziona per renderli famelici di consumi superflui o addirittura dannosi.

 

   A Catania, come nelle altre altre città in mano alla malavita organizzata, i fanatici del calcio appartengono soprattutto a quel ceto sociale che vive nei ghetti urbani dove la malavita organizzata trova la sua manovalanza. San Cristoforo, Cappuccini, Villaggio Sant’Agata, Librino, Picanello, Monte Po, sono quartieri dove vive un sottoproletariato disperato e senza prospettive. In alcuni di questi quartieri, se la polizia deve arrestare qualcuno, vi si deve recare in forze ed in assetto di guerra preparandosi a fronteggiarne gli abitanti.
  E se qualcuno, si fosse illuso che l’avversione per lo Stato da parte di questo sottoproletariato sia l’anticamera di una qualche forma di “comune anarchica”, si disilluda subito.  Non c’è alcuna forma di autodeterminazione che agita i disperati “resistenti” di quei ghetti.
  Anzi.
  Li vige una rigida forma di “feudalesimo” nel quale i boss della malavita sono coloro che governano demandando a “vassalli”, “valvassori” e “valvassini”, il controllo capillare del territorio.  Ogni tanto qualcuno che sta più in basso nella gerarchia tenta la scalata al livello superiore e ne nasce una guerra all’interno della “cosca”. O qualche boss si ritiene abbastanza forte da invadere il territorio di qualcun altro e ne nasce una guerra tra cosche.  Nel frattempo continua la guerra di sempre allo Stato.  E lo stadio è un ottimo terreno di esercitazione.
  Il tutto con la benedizione della Chiesa.  A cui mostrano devozione boss, teppisti ed assassini.
  Gli stessi teppisti e assassini, che ogni anno, tra manifestazioni di isteria, trascinano per le strade della città un fercolo con la “santa patrona”.
  Gli stessi teppisti e assassini fra i quali per cinquecento euro puoi trovare un killer.
  Gli stessi, che alle ultime elezioni comunali, per una ricarica telefonica da cinque euro hanno votato per Scapagnini, medico di Berlusconi ed attuale sindaco della citta.

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